Sottigliezze della linguammmirricana

Ieri ho visto al cinema Trouble with the curve
(gradevole benché per certi versi banale. Highlight: Justin Timberlake playing smart e palesemente enjoying it—e io non avrei mai creduto, nella vita, che un giorno avrei detto bene di Justin Timberlake. A parte lui, ovviamente, Clint fa sempre piacere ♥),
e, al di là di tutto, una cosa mi è rimasta molto impressa e mi ha insegnato non solo una nuova formula di diplomazia, ma anche un nuovo livello di sottigliezze linguistiche.

Voglio diventare partner ed è per questo che mi sono fatta un culo così per sette anni, thank you very much.

Voglio diventare partner ed è per questo che mi sono fatta un culo così per sette anni, thank you very much.

La situazione: Amy Adams (figlia di Clint e avvocatessa carrierista) è a un passo dal diventare partner e cruciale a ciò è il caso cui sta correntemente lavorando; except che, per aiutare il padre nel suo lavoro, smolla per qualche giorno l’ufficio e lavora da fuori sede. NB alla corsa per la partnership c’è, ovviamente, un collega rivale, tale Todd.
Lei è via da un paio di giorni e la lavorazione al suo caso va leggermente a rilento. I partner le telefonano e lei è visibilmente incazzata nera ma conserva un aplomb da manuale.

Scena:
Partner: Uhmmmmmmm, forse dovremmo passare il caso a Todd.
Amy: (#WTF) I’m not comfortable with that. (Meaning: provateci e vi stacco la testa a morsi da qui dove sono, settecento miglia di distanza, con la sola forza del pensiero).

Il che dà tutta una nuova prospettiva al concetto di ‘being comfortable’ con qualcosa, e io amo questa nuova concezione.

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Il Masterpost della 50bookchallenge

SIN DA QUANDO ho scoperto aNobii, nell’oramai antico (credo) 2008, i miei sogni più reconditi di elencazione e catalogazione libri sono stati soddisfatti. (Adesso che sono appena passata a goodreads, fine 2012, sono stati portati decisamente al next level).
Subito, poi, scoprii l’esistenza di una serie di pazzi nell’orbe terracqueo che leggono cinquanta o più libri ogni anno—nuuuumeri che fanno girare la testa! (cit.)
Fino ad allora non avevo mai tenuto il conto, e quindi non avevo nemmeno il polso non solo su quanti libri leggessi all’anno ma anche su quanti ne avessi mai letti in tutta la mia vita; pensai che cinquanta fosse un obiettivo, se non ragionevole o naturale, raggiungibile con uno sforzo plausibile.
Quindi ci ho provato.
(Riuscendoci).

E quindi da allora non ho smesso di fare la conta sbandierando i risultati. Ne ho lasciato traccia sui miei account (me su aNobii e me su goodreads, se mi friendate sono molto felice ma sappiate che, scaffale-wise, ormai aggiorno quasi solo il secondo) ma soprattutto, ogni anno, facevo la lista in qualche luogo.

Questo è l’indice:

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Considerazioni su Downton Abbey post-S02

Dopo molte e intense operazioni di convincimento, ho infine acconsentito a guardare Downton Abbey. Le ultime puntate della seconda stagione, per essere precisi, quelle andate in onda intorno a natale. È venuta subito automatica la necessità di rivedere in stecca tutte le puntate precedenti e, chevvelodicoaffa’, proseguire con la magnifica S03 di cui tanto male sento dire.
(Per ora mi sono appena rimessa in pari col finale della S02, e ho rifiutato ogni spoiler verso la S03).

La serie presenta notevoli motivi di interesse. Eccone alcuni:

  1. Anna e Bates = #fuckyeah
  2. (A parte che Anna è un po’ troppo priscisa priscisa, sempre buona gentile onesta e affaccendata. Ma un po’ di fango per lei non c’è?)
  3. Così come Lady Crawley: è impossibile che se la cavi così, sempre a perfezione, con quel suo sorriso languido, mentre la O’Brien gliene fa alle spalle fino alla morte e non è normale che lei non se ne sia ancora accorta. Però lei è una ricca americana e questo, presumo, è il suo peccato originale che la esime dal fango while in the regular timeline. Sono curiosa però di sapere la sua backstory con Conte di Grantham, particolarmente perché lui è un tale panda abbraccioso che vorrei vederlo in azione in gioventù. ♥
  4. Invece, Vera Bates non cammina mica tanto. Com’è che lui se l’è sposata? Di sicuro quando l’ha conosciuta era super innamorato e lei era la piùfffiga du monde e non poteva vivere senza di lei… Oppure era un matrimonio di convenienza? Forzato dai genitori di lei? Da un accordo precedente e risalente ai terzi cugini dei rispettivi nonni? Parla, Bates! Non è possibile che tu c’abbia ‘sta moglie rompicazzo così dal nulla! Cioè sì: è possibilissimo e le mogli rompicazzo esistono ovunquemente e comunquemente, ma… tu sei un uomo saggio. Come?, dannazione, ti sei fatto intortare da quella scassaminchia. O ce lo racconti nella S03, devo presupporre?
  5. Pamuk.
    BWAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHAHA.
    Ridicolo.
    (Almeno lo avesse ammazzato lei, dico).

Ma piuttosto, parliamo di cose serie.
Carlisle. Richard Carlisle.

Eccellente.

BWAHAHAHAHAHAHA. Eccellente.


Richard Carlisle è la mia anima nera in Downton Abbey.
(LOL, Roche, perdonami).
Richard Carlisle è lo stronzo che subito additi come tale e subito capisci che non va bene perché Mary deve stare con Matthew perché si amano e Matthew è giovane e figo e biondo e bello e buono e soprattutto è l’erede di Downton quindi matrimonio Mary e Matthew = primogenita sans diritto all’eredità + giovane avvocato actual futuro erede del Conte di Grantham = quadratura del cerchio e vissero per sempre felici e contenti.
Però.
Però.
Carlisle è uno stronzo, eh.
È un arrogante e volgare parvenu. Un capitalista squalo pieno di grano e banditescamente convinto che qualunque cosa si possa comprare col denaro.
Tutto chiaro.
Però, parliamone. ♥
Stronzo è stronzo, ma non ne vuole a Mary. Anzi: (finché ne ha un tornaconto, ovviamente) va anche al di fuori dei suoi mezzi per aiutarla e proteggerla.
(Certo lei è una quaglia a metterglisi in mano così col suo segreto del Pamuk).
La sua proposta di matrimonio è straordinariamente più simile ad una proposta di affari che di matrimonio, per quanto Mary si prodighi a dribblare. Leggetela (miei sottolineati):

[Lady Mary is saying goodbye to Sir Richard at the station]
Sir Richard Carlisle: I want you to marry me.
Lady Mary Crawley: Why?
Sir Richard Carlisle: Because I think very highly of you.
Lady Mary Crawley: “Very highly”. Goodness.
Sir Richard Carlisle: I mean it. I think we’d do well together. We could be a good team.
Lady Mary Crawley: Now that sounds better. But I can’t help thinking that tradition demands a little mention of love.
Sir Richard Carlisle: Oh I can talk about “love” and “moon” and “June” and all the rest of it if you wish. But we’re more than that. We’re strong and sharp, and we can build something worth having, you and I, if you’ll let us.
Lady Mary Crawley: Your proposal is improving by leaps and bounds. You must give me some time, but I promise to think about it – properly.
Sir Richard Carlisle: I’m counting on it.

Non so voi, ma a me suona meravigliosamente come Scarfaccia quando dice a Michelle Pfeiffer: tu sei una tigre e se stai con me io conquisto il mondo.
(Okay: con una finezza tutta diversa, anche se non si può dire che Carlisle a sua volta sia particolarmente raffinato, dato che lo paragoniamo a generazioni di gentry. But still).
Insomma: a me Carlisle stuzzica un sacco di caimanica, sottile e appagante cattiveria.
Poi, claro: #fuckyeah, gloria e champagne quando alla fine lei lo scarica per sposare Matthew. Però non posso evitare di pensare what if, se solo Mary avesse un po’ di pelo sullo stomaco.
Ed è per questo che ringrazio dell’esistenza delle fanfiction.
E aspetto la Stagione 4. (Sì: quel rumor non mi è scappato).

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50bookchallenge 2013

Non sia mai che io mi perda un anno per far la conta dei libri che leggo! Nonostante il grave fallimento dell’anno scorso. Ma oh, beh.

Indicazioni per quest’anno: più romanzi (salvo eccezioni predefinite), più fronscese meno anglommmirricano, più libri che hai in casa meno biblioteca (= fai tesoro di quello che hai).

Oh, e quest’anno faccio la conta pure con un sacco di ammmisci.

On commence!

  1. Arturo Pérez-Reverte, La carta sferica
  2. Anton Čechov, Atti unici
  3. Marco Pesatori, 2013. La rinascita dopo l’apocalisse segno per segno
  4. Giulio Cesare Giacobbe, Come diventare bella, ricca e stronza
  5. Alexandre Dumas, L’assassinio di rue Saint-Roch
  6. Aristofane, La festa delle donne
  7. Aristofane, Le donne al parlamento
  8. Aristofane, Lisistrata
  9. Beppe Severgnini, Italiani di domani
  10. Sylvia Plath, The Bell Jar
  11. Ernest Hemingway, The Sun Also Rises

La parete

La carta sferica
Atti unici
2013: La rinascita dopo l'apocalisse segno per segno
Come diventare bella, ricca e stronza
L'assassinio di rue Saint-Roch



Alla biblio! »

Di cui:
9 italiano, 0 francese, 2 inglese;
8 fiction, 3 non fiction;
4 mio, 7 biblioteca, 0 prestati;
0 ebook;
0 riletti.

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Iniziativa di letteraria utilità

Che noi amiamo Alexandre Dumas è fatto noto (o, se non lo è, lo sarà).
Un avvenimento interessante è occorso nelle ultime settimane che ci ha insegnato come, contrariamente al pensiero abituale, non siamo le sole (oltre beninteso al nostro ristretto circolo) ad amarlo. Anche al di fuori del nostro ristretto circolo, ci sono lettori che desiderano leggere papà Dumas tradotto in italiano. Non solo: che pure, per leggerlo in italiano, prendono l’iniziativa.

Gli amici di Dumas si sono messi in moto per chiedere a Newton Compton se, e quando, verrà pubblicata integralmente la trilogia dei Valois: uno dei millanta, grandi cicli storici di cui papà Dumas fu così prolifico. Nello specifico, qui si tratta di guerre di religione e varie altre amenità ambientate nella seconda metà del 1500, protagonista perlappuntamente la casa dei Valois che è poi quella immediatamente antecedente ai Borboni di Luigi XIII e poi Luigi XIV (ecco dunque i nostri gradi di separazione dai Moske. TUTTO TORNA).

Nei fatti, il ciclo è composto da:

  1. La regina Margot (l’unico titolo ad essere mai stato tradotto e pubblicato);
  2. La dame de Monsoreau;
  3. e Les Quarante-Cinq.

E se, per errore, aveste desiderio di leggerli déjà in fronscese, su Dumas Père linkato li trovate tutti e tre. Se, per qualunque ragione, li preferite tradotti in italiano e pubblicati ancora su carta, questo è il testo base che gli amici di Dumas (in particolare Vera84) hanno steso per la mail da inviare a info@newtoncompton.com.

Oggetto: Richiesta
Testo: Salve,
volevo gentilmente sapere, se possibile, notizie circa l’eventuale e possibile pubblicazione del “Ciclo degli ultimi Valois” di A. Dumas (ossia “La Regina Margot”, “La dama di Monsoreau” e “I Quarantacinque”), che ormai non è più possibile reperire in Italia.
Prevedete, inoltre, la ripubblicazione de “Il Visconte di Bragelonne”, sempre di A. Dumas, dal momento che risulta non essere più disponibile?
Grazie,
Cordiali saluti.
(nome e cognome)

Sentitevi liberi di modificarlo, personalizzarlo, allungarlo, appassionarlo, recitarlo, arricchirlo come desiderate, inserite l’oggetto il destinatario e, TAC!, cliccate su invia.
Se di papà Dumas ve ne sbatte le palle, potreste ugualmente compiere una buona azione diffondendo l’iniziativa – aka, questo post – nei tradizionali luoghi sociali che frequentate: facebox, tvitter, il tumblo, stùmblapon (non trovate che suoni deliziosamente come gashapon? xD), g+, n’importe où.

Merci :)

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